Daredevil (2003): 20 anni per il film con Ben Affleck

Daredevil (2003): 20 anni per il film con Ben Affleck

Nel corso del 2023 Daredevil, il cinecomic Marvel diretto da Mark Steven Johnson, ha spento le sue prime venti candeline.

È curioso il fatto che il primo (e ad oggi unico) film cinematografico di Daredevil sia uscito nello stesso anno del primo film di Hulk, il personaggio con cui condivideva la testata italiana all’epoca. In realtà non era la prima volta che il supereroe cieco veniva adattato, il suo debutto live action fu ancora una volta a fianco del golia verde nel film TV Il processo dell’Incredibile Hulk.

La realizzazione del film comincia nel 1997, con la Fox interessata ai diritti cinematografici del personaggio e Chris Columbus intenzionato a dirigere l’adattamento. In quegli anni la Marvel non navigava in buone acque, era sull’orlo della bancarotta e la Fox rinunciò lasciando le trattative alla Disney. (Disney ha acquistato la Marvel solo nel 2012).

Nel 1999 le trattative con la Disney falliscono e si fa avanti la Columbia Pictures, ma anche con loro il progetto si rivelò un nulla di fatto, pare perché le due società non riuscissero a trovare un accordo sui diritti digitali. Finalmente nel 2000 la Marvel trova un accordo soddisfacente con la New Regency, con la Fox ad occuparsi della distribuzione del film, e Mark Steven Johnson venne assunto per scrivere e dirigere il film.

Il successo di film come X-Men e soprattutto dello Spider-Man di Sam Raimi convinse la Fox ad aumentare il budget del film. Il risultato fu un film totalmente sbagliato, con un cast totalmente sbagliato, ma capace lo stesso di generare abbastanza introiti da potersi considerare un successo e dar vita ad un ancor più disastroso spin-off. Stando alla leggenda Kevin Feige definì la sceneggiatura “una delle più forti che la Marvel avesse mai ricevuto”. Mi domando cosa sia esattamente andato storto durante la realizzazione.

La trama di Daredevil in breve

Matt Murdock cresce nel quartiere di Hell’s Kitchen, un luogo dove regna la criminalità. Suo padre è un ex pugile ormai fallito che, come Matt imparerà a sue spese, lavora per conto dei malavitosi. Quando Matt lo scopre fugge ma durante la corsa ha un incidente con del materiale radioattivo che lo rende cieco.

Il piccolo Matt deve far i conti con una nuova vita, privato della vista si rende conto che l’incidente in qualche modo lo ha cambiato. Tutti i suoi altri sensi si sono acuiti, in particolare l’udito, diventato simile ad una sorta di radar.

Tutto fila liscio fino al giorno in cui Jack “Il Diavolo” Murdock non torna sul ring e decide di non perdere l’incontro truccato a cui stava partecipando. Sarà la sua fine, succede quando ti metti contro i Salamanca.

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Mark “Hector Salamanca” Margolis mentre assiste contrariato all’incontro.

Matt quel giorno giura di dedicare la sua vita a difendere i più deboli. Di giorno nelle aule di tribunale, di notte nei panni del giustiziere Daredevil.

Il problema di Daredevil è che è una sequela di cose non sense che sfidano ogni ragione, non si tratta di sospensione dell’incredulità ma di prendere in giro lo spettatore. Ma facciamo un passo indietro.

Il Diavolo, Frank Miller e Mark Steven Johnson

Nei primi anni 80, prima ancora di contribuire a rivoluzionare per sempre l’industria dei comics con Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, un giovane Frank Miller prende il comando della serie a fumetti Daredevil, gettando i semi dei suoi lavori futuri.

Daredevil fino a quel momento non era esattamene una hit in casa Marvel. Con l’arrivo di Miller la serie inizia gradualmente a cambiare, i toni si fanno più cupi, le storie tendono al noir, la caratterizzazione stessa di Matt cambia. Ma soprattutto Miller introduce tutta una serie di elementi che ridefiniscono il personaggio e con cui praticamente tutti gli autori successivi hanno dovuto fare i conti. Kingpin, storica nemesi di Spider-Man, diventa l’antagonista principale di Daredevil, e vennero introdotti due personaggi oggi fondamentali per il mito del personaggio: Elektra e Stick.

La prima è la sua amante e occasionalmente nemesi, il secondo è il suo sensei, colui che gli insegnò le arti ninja quando era giovane.

Mark Steven Johnson per il suo film inevitabilmente pesca a piene mani da questa versione moderna del personaggio. Il regista però decide di non includere Stick nella sua sceneggiatura, preferendo mostrare un giovanissimo Matt che si addestra da solo. Dal dare due pugni ad un punching ball a conoscere le arti marziali è un attimo, e la sospensione dell’incredulità muta. La cosa poteva anche funzionare in un fumetto degli anni ’60, non per il pubblico più esigente e smaliziato del 2003. Vederlo oggi è ancora peggio. Anche perché MSJ ha avuto pure l’attenzione di rendere credibile la vita di un cieco, con etichette scritte in braille per i vestiti, banconote piegate in modo diverso per identificarle, fa persino dormire Matt in una vasca di deprivazione sensoriale (anche se nella realtà consigliano di starci al massimo un ora)

Da qui in poi nel film assistiamo ad una sequenza di scene non sense, di quelle che oggi i giovani definirebbero cringe. Prima il giovane Matt si vendica picchiando i suoi bulli con il bastone per non vedenti. Poi, una volta adulto, si arriva alla mia preferita: la sequenza del combattimento/corteggiamento con Elektra.

Inspiegabilmente i due iniziano a combattere nel bel mezzo del giorno, in borghese, in un parco per bambini i quali assistono increduli e divertiti alla scena. Un po’ come noi spettatori ma senza il divertimento. Con un Ben Affleck più imbalsamato di Keanu Reeves nel primo Matrix e una Jennifer Garner bellissima e super allenata ma totalmente inadatta ad interpretare una giovane di origini greche. Potremmo chiuderla qua.

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Ma veramente nessuno ha provato a dire a MSJ che queste due sequenze non erano esattamente una buona idea? Non sono le sole ma forse sono le peggiori.

In tutto ciò non vediamo mai Matt Murdock esercitare la sua attività di avvocato, se non giusto per pochi minuti all’inizio. Al massimo vediamo Foggy (Jon Favreau) lamentarsi dei loro clienti che non li pagano in denaro.

Il film prosegue con sequenze più o meno sconnesse tra loro, o che stanno insieme con lo sputo. Tutto succede un po’ perché sì, tipo lo scontro con Bullseye, che cita uno storico episodio di Frank Miller e

ma su questo ci torniamo tra un attimo.

MSJ guarda a film cult come il Batman di Tim Burton e Il Corvo di Alex Proyas, li cita ma nel modo sbagliato. Omaggia tanti grandi autori dei fumetti ma non serve a nulla con una scrittura così superficiale.

Una cosa che mi ha sempre fatto storcere il naso è la caratterizzazione di Matt, lo vediamo lasciar morire un delinquente sfuggito alla giustizia tra le aule dei tribunali. Cosa che il personaggio originale non farebbe mai, sono scelte chiaramente ma nel film non assistiamo nemmeno ad una vera crescita del personaggio tale da giustificare la cosa. Aggiungiamoci il fatto che il massimo che riesce a fare Ben Affleck per fingersi cieco è tipo guardare nel vuoto con uno sguardo semi strabico.

Per quanto riguarda il Bullseye di Colin Farrell si tratta di un personaggio talmente sopra le righe, per quanto distante dall’originale, per il quale non riesco a non provare un briciolo di simpatia. Mentre Michael Clarke Duncan da vita ad un Kingpin perfetto purtroppo castrato da una sceneggiatura infame.

Daredevil: la director’s cut

Per evitare che il film ottenesse un divieto ai minori di 17 anni MSJ si è visto costretto ad eliminare una buona mezzora di film dal montaggio finale, riducendo il film da 133 minuti a soli 103.

La sottotrama eliminata consiste in Matt e Foggy difendere un uomo (il rapper Coolio) accusato ingiustamente di omicidio. Potremmo anche chiudere un occhio su questo, potremmo anche raccontarci che è una scelta narrativa. Se non fosse per un dettaglio, senza spoilerarvi nulla, è fondamentale per la comprensione del finale, che nella versione cinematografica risulta a casaccio.

La director’s cut dona quel minimo di dignità al film, quanto basta per dargli un po’ di logica. Purtroppo non cambia di una virgola il resto, che continua a risultare piuttosto imbarazzante.

Come dicevo in apertura il film incassa quanto basta per ritenerlo un successo, misero ma pur sempre un successo. Probabilmente il flop di Elektra ha impedito la realizzazione di un sequel ma non ha impedito a Mark Steven Johnson di giocare con un altro personaggio Marvel: Ghost Rider. Con i medesimi risultati. Ma questa è un altra storia.

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DAREDEVIL

  • Titolo originale: Daredevil
  • Regia: Mark Steven Johnson
  • Sceneggiatura: Mark Steven Johnson
  • Genere: azione, supereroi
  • Anno: 2003

Classificazione: 3 su 5.

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Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

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