Kamen Rider Black Sun – Recensione

Kamen Rider Black Sun – Recensione

La recensione di Kamen Rider Black Sun, la serie tokusatsu in streaming su Amazon Prime Video. Ovvero: ciò che dovrebbe fare un qualsiasi remake.

Facciamo un passo indietro.

Kamen Rider è tra i franchise tokusatsu più famosi in Giappone. La serie originale nasce nel 1971 dalla mente del geniale Shotaro Ishinomori per Toei Company. Ishinomori è anche il creatore di titoli come Cyborg 009, Ryu delle Caverne e del franchise dei Super Sentai, la serie da cui Saban ha tratto i Power Rangers.
Le serie di Kamen Rider sono caratterizzate da un supereroe motociclista con un costume che ricorda un insetto in lotta con i malvagi mutanti kaijin.
Purtroppo in Italia sono arrivati solo i due adattamenti americani e Kamen Rider Amazons, questa sempre grazie ad Amazon Prime Video (sembra una barzelletta).

Kamen Rider Black Sun è il remake di Kamen Rider Black del 1987, l’ottava serie del franchise e tra le più famose. Da questa serie venne tratto anche Masked Rider della Saban.
Black Sun è stata realizzata come parte della celebrazione del 50esimo anniversario del franchise e per il 35esimo anniversario di Kamen Rider Black.

La serie originale si concentra su Kotaro Minami e Nobuhiko Akitsuki, due ragazzi cresciuti come fratelli e poi rapiti dall’organizzazione Gorgom. Gorgom intende trasformarli negli Imperatori Secolari Black Sun e Shadow Moon. Ma Kotaro riesce a scappare e con i suoi nuovi poteri assume l’identità di Kamen Rider Black e inizia una lotta con la malvagia organizzazione. Purtroppo però Nobuhiko, ormai trasformato in Shadow Moon, diventa il suo più grande nemico.

Black Sun prende solo l’idea di base della serie originale, i due protagonisti in conflitto, Gorgom e diversi altri personaggi, per portarli in un contesto moderno. Una versione cupa, matura e più violenta del supereroe che si confronta con tematiche terribilmente attuali.

Giappone, 2022. Il paese è in crisi a causa della difficile coesistenza tra umani e mutanti. I disordini e gli incidenti causati da movimenti antimutanti e dalle manifestazioni per i diritti dei mutanti sono in costante crescita. In tutto questo, Aoi, una ragazzina umana che come una sorta di Greta Thumberg si batte per i diritti dei mutanti e una pacifica coesistenza, diventa bersaglio del partito Gorgom. La sua strada finisce con l’incrociarsi con quella di Kotaro e Nobuhiko, due mutanti ed ex membri del movimento Gorgom, scatenando eventi che potrebbero cambiare per sempre lo status quo.

Black Sun non è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una serie tokusatsu. C’è tanta politica, tantissimi dialoghi e l’azione, almeno nella parte iniziale, non è poi molta. E quella che c’è è veramente carica di violenza, quasi splatter in alcune sequenze.
Ad usare i mutanti come metafora della diversità ci aveva già pensato Stan Lee con gli X-Men 60 anni fa ma fin dall’inizio è evidente come le proteste razziali del 2020 in seguito alla morte di George Floyd abbiano avuto una forte risonanza anche in Giappone. L’arresto di un mutante riproduce esplicitamente il momento dell’arresto di George Floyd.

Kamen Rider Black

Già questo per me va premiato. Trovo che questo sia il modo giusto di prendere spunto da un grave episodio di cronaca per veicolare un messaggio al pubblico. Non i tanti cambi di doppiatori di personaggi di minoranze etniche, non le censure retroattive in film realizzati 90 anni fa e magari ambientati in un epoca apertamente razzista, e soprattutto non le frasi antirazziste buttate un tanto al chilo nelle moderne produzioni americane.

Lascia anche piuttosto spiazzati il fatto che Kotaro, e di conseguenza Nobuhiko, quando si trasformano hanno proprio l’aspetto di una cavalletta umanoide. Almeno all’inizio. Bisogna aspettare fino al quinto episodio per vedere Kotaro sfoggiare l’iconico aspetto di Kamen Rider. E bisogna proprio dire che i costumi di Black Sun e Moon Shadow, sia in forma da cavalletta che da Kamen Rider, sono strepitosi!

kamen rider black

Nessun armatura come il personaggio classico ma un costume più simile a qualcosa di biologico, per intenderci siamo più dalle parti di uno xenomorfo.
Purtroppo non si può dire lo stesso per gli altri kaijin. I costumi degli altri personaggi nelle loro forme mutanti rimane molto ancorato alla tradizione tokusatsu. Nemmeno il mutante mantide, personaggio chiave della storia di cui non rivelo l’identità, ha un costume qualitativamente inferiore.

kamen rider black

Ho letto in altri lidi di come questo e le classiche mossette tipiche del genere siano viste come un difetto. Come questo impedisca a Black Sun di esprimere il suo potenziale. Indubbiamente è un difetto, è chiaro come abbiano deciso di investire più denaro nella realizzazione dei protagonisti principali e agli altri han lasciato le briciole, ma non pesa minimamente nella resa finale dell’opera. Preferisco premiare le idee piuttosto che la sua realizzazione, senza scordarmi di cosa si stia parlando

Un po’ come se bocciassi film come Il Pianeta delle Scimmie per i costumi usati all’epoca (e c’è chi lo fa sul serio). Certo, siamo nel 2023 ma si sta parlando pur sempre di una serie tv giapponese tokusatsu, per quanto in chiave adulta e matura, e non di un film di Hollywood o degli Anelli del Potere. Poi se l’alternativa è usare la CGI moderna e avere un risultato ancor più imbarazzante, come visto proprio in certi blockbuster moderni, allora preferisco i costumi artigianali e palesemente finti.

Per quanto riguarda “le mossette” sono limitate alla sola posa di trasformazione, che ribadisco vediamo per la prima volta solo dal quinto episodio. Per una serie di dieci episodi da una cinquantina di minuti ciascuno si può sopravvivere anche ai pochi secondi della trasformazione.

Kamen Rider Black

Devo confessare però che ho faticato a guardare la serie con continuità. Mi ha pesato notevolmente il fatto che non fosse doppiata, capisco che è un limite mio ma data una certa lentezza nella narrazione forse avrebbe aiutato. Ma mi sarei perso le fenomenali interpretazioni di Hidetoshi Nishijima (Kotaro) e di Tomoya Nakamura (Nobuhiko), molto sentite, soprattutto negli ultimi episodi ed in particolare quella di Nakamura.

Continuo a pensare che sia un peccato che serie e film asiatici non vengano sempre doppiati, o comunque che non venga data la possibilità di vedere la serie come uno preferisce. Ma effettivamente è già un miracolo che una serie tokusatsu moderna sia arrivata anche in Italia, dopo Kamen Rider Amazons del 2016 e questo spero in altro, dopotutto è un genere sempre vivo in Giappone e non è accettabile che non esista un edizione italiana di Shin Ultraman e Shin Kamen Rider che portano la firma di Hideaki Anno.

E niente, vi aspettavate botte ignoranti tra tizi in tutine e invece vi trovate un metaforone sul razzismo, sull’uguaglianza, complotti, esperimenti segreti, e si, anche le botte tra gente in tutina, senza la pesantezza di una superficialità dilagante.
Ed è stato bellissimo.

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Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

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