Masters of the Universe: Revolution – Recensione

Masters of the Universe: Revolution – Recensione

Con Masters of the Universe: Revolution Mattel Animations corregge il tiro e centra il bersaglio dopo il mezzo passo falso di Revelation.

Kevin Smith e soci devono aver evidentemente fatto tesoro delle critiche ricevute per la scorsa serie, critiche talvolta fin esagerate e al limite del gatekeeping a dirla tutta.
Messi da parte messaggi sociali, lodevoli e condivisibili ma mal gestiti, per concentrarsi con maggior chiarezza sulla storia e sui personaggi principali, dando vita ad un prodotto indubbiamente nostalgico ma mai fine a se stesso, e che al contempo guarda al futuro del franchise. O che lo rivoluziona, come suggerisce il titolo. Tra una battaglia epica e l’altra, scene commoventi e sguardi a futuri sviluppi.

masters universe revolution

La storia riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati. Dopo l’ennesima vittoria di He-Man e suoi alleati, Adam ha poco spazio per i festeggiamenti a causa di un malore di Re Randor che da li a poco spira lasciando il trono vacante e il figlio di fronte ad una scelta: diventare re Eternia o continuare ad esserne il campione? Il triste evento è il momento ideale per Skeletor, ormai assimilato dalla Scheda Madre di Hordak, per sferrare il suo attacco. Ma ecco che a salvare la situazione ci pensa Keldor, il fratellastro perduto di Randor e legittimo erede al trono di Eternia.

Forse più un film diviso in più parti vista la sua brevissima durata, Masters of the Universe: Revolution corre dritto verso il suo obiettivo. Forse anche troppo, alcune parti meritavano un maggior sviluppo anziché avvenire in modo ingenuo, su tutto la gestione di Keldor. Ma nel complesso ci troviamo di fronte ad un prodotto quasi ottimo.

La breve durata non permette di dare troppo spazio agli altri personaggi, che come nella serie classica rimangono un mero contorno. A dirla tutta alcuni villain spariscono proprio dalla scena, come Tri-Klops e gli altri sgherri di Skeletor. Tutta la scena è per He-Man, Teela e Skeletor. Anche gli altri protagonisti di Revelation sono stati molto ridimensionati. Anzi, oserei dire che il protagonista assoluto sembrerebbe proprio il malvagio per eccellenza dei Masters.

Masters Universe Revolution
Questo corrisponde a metà dello screentime di Tri-Klops

Inoltre Masters of the Universe: Revolution gioca con il citazionismo. Per esempio mostrandoci per la prima volta in versione animata l’armatura da battaglia di He-Man. O ancora Teela con l’armatura serpente, come nella sua primissima action figure. Un piccolo easter egg al famigerato film con Dolph Ludgren (non date retta a chi ora lo ritiene canonico, ogni prodotto dei MOTU ha un proprio canone). E ovviamente una valanga di nuovissime versioni dei classici da poter vendere ai collezionisti, dopotutto i MOTU nascono come giocattoli.

Insomma, la serie sembra aver riconquistato davvero tutti e ha rilanciato alla grande i MOTU. Ora non rimane che aspettare dei nuovi episodi, perché la storia non può finire qua. Non dopo quel cliffhanger. Ne vedremo delle belle.

Masters of the Universe: Revolution

MASTERS OF THE UNIVERSE: REVOLUTION

  • Creata da: Kevin Smith
  • Studio d’animazione: DR Movies, Powerhouse Animation Studios.
  • Genere: fantasy, fantascienza, supereroi
  • Anno: 2024
  • Episodi: 5

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Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

Una risposta a “Masters of the Universe: Revolution – Recensione”

  1. Ho appena finito di vederla: carina, meglio della prima, che comunque non era brutta, solo aveva un po’ troppe sbavature.
    Sono d’accordo sul fatto che i personaggi risultino un po’ sacrificati, sono forse tanti, per il tempo in cui la serie è racchiusa.
    Continua a piacermi Orko il bianco (tipo Gandalf il bianco, dopo il Balrog XD ) e il fatto che Gwildor lo abbia usato come unità di misura, “c’è l’Orko per cento di possibilità che non funzioni” mi ha divertito ^^
    Carina anche la trasformazione di coppia maghettosa, ma il cosplay finale di Teela non mi ha convinto, non come gli altri tre 😛
    La storia non è male, stavolta sembra davvero una storia della serie classica, spiritualmente, ma mirata un po’ più in alto come età (non dico adulta, ma almeno adolescenziale).

    Ci sono un po’ di ingenuità sparse, a cominciare dalla fretta di accettare l’aiuto di Keldor, uno venuto dal nulla, senza fare indagini prima. Persino con Evil-Lyn hanno tenuto la guardia un po’ troppo bassa.
    Non mi ha convinto nemmeno la diatriba scienza vs magia, nell’Orda non si sono mai fatti tante paranoie, se serve una cosa la si usa…
    Immagino che la Tessitrice d’ombre non ci sia per via di questo conflitto ideologico, in pratica l’hanno sostituita con la Scheda madre (che si diverte a scimmiottare la maga di Grayskull, trasformandosi in falco 😛 ). Non è un brutto “personaggio”, la Scheda madre, ma le manca un po’ di profondità, e questo la riduce solo a un buon candidato per action figure.
    La cosa che più mi ha fatto storcere il naso, però, è la svolta politica finale: è un cliché molto quotato negli USA, ma in questo contesto trovo che abbia poco senso, alla gente di Eternia andava bene che tutto funzionasse in quel modo… non improvvisi un cambio del genere (tralasciamo i riferimenti a dinamiche da campagna elettorale USA, come stringere mani e baciare neonati, che su un pianeta alieno come Eternia non dovrebbero esistere, ma prendiamolo come una battuta che sfonda la quarta parete, anziché come un anacronismo).

    Mo’ vediamo se e come continuerà, l’ultima scena credo che abbia fatto venire in mente la stessa cosa a tutti, riguardo l’identità della donna “misteriosa”. La cosa potrebbe portare a sviluppi interessanti 🙂

    Nel complesso, ribadisco che la serie mi è piaciuta, più della prima. Si sarebbe potuto migliorare ancora qualcosa, ma per lo meno, stavolta gli autori si sono concentrati sulla storia, anziché sulle prediche nascoste.

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