The Punisher: il videogioco del 2005

The Punisher: il videogioco del 2005

Facciamo un salto nel passato per fare liberamente due chiacchiere sul videogioco The Punisher del 2005.

Faccio subito una brevissima premessa. Il videogioco in questione non lo tocco da allora per cui mi baserò esclusivamente sui miei ricordi di allora e ovviamente mi affiderò ad internet per le informazioni più tecniche.

Che è del 2005 lo abbiamo già detto, si tratta di un videogioco d’azione in terza persona sviluppato da Volition e pubblicato da THQ. Volition è la società che ha creato Saints Row e Red Faction. Roba che non ho mai giocato ma che mi dicono essere piuttosto famosa.

Credo che il videogioco in questione uscì per accompagnare il film del 2004 con Thomas Jane, ma non ne è un adattamento. Il gioco mischia elementi del film, a partire dal design del teschio, con altri presi direttamente dai fumetti di Garth Ennis pubblicati tra il 2000 e il 2001, dando vita ad una storia inedita.

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La storia inizia con l’arresto del Punitore dopo che questi ha ucciso diversi yakuza. Portato a Ryker’s Island viene interrogato dai detective Soap e Von Richthofen, che i lettori di Ennis conosceranno bene, e qui inizia un flashback che ci racconta gli eventi che hanno portato a questo momento. Ed è qui che inizia il gioco.

Tre settimane prima Frank Castle è impegnato a smantellare un traffico di droga che lo porta ad incrociare la sua strada con la famiglia Gnucci, Kingpin e infine con la Yakuza, dietro cui si cela un misterioso boss criminale intenzionato a vendicarsi del Punitore. Si tratta di Jigsaw, altro storico avversario del Punitore.

Nel corso di questa avventura Frank Castle affronta sicari come Bushwacker, il Russo e Bullseye e incontra altri eroi e personaggi del Marvel Universe come la Vedova Nera, Nick Fury e Iron Man. E non mancano storici comprimari della run di Ennis come Spacker Dave e Joan.

Il gioco è un action sparatutto in terza persona che incorpora elementi stealth. Ad oggi lo ricordo molto simile ai primi due Max Payne come gameplay, non si aveva una grossa possibilità di esplorare l’ambiente ma si era piuttosto guidati nell’avanzare nel gioco. Frank però, a differenza di Max, può portare con se solo poche armi, quindi la preparazione alla missione è fondamentale. Nessuna magia come in Max Payne che dal cappotto tirava fuori letteralmente un arsenale, molotov accese comprese. Un coltello per attacchi furtivi o corpo a corpo, una pistola (o forse due?) e un fucile. Il resto bisognava procurarselo sul posto, ma raccogliere un fucile significava abbandonarne un altro. Su questo era decisamente più realistico rispetto al gioco della Rockstar, nonostante un ambientazione più fantastica.

Ciò che differenziava e rendeva realmente particolare questo gioco è la possibilità di interrogare e torturare i nemici per raccogliere informazioni. Il buon Frank lo sappiamo, non è un santo, per cui per estorcere informazioni ricorre a qualsiasi mezzo. C’è una finestra? Potrebbe essere utile per decapitare il malcapitato. Cose del genere insomma, sparse lungo i vari livelli, che hanno comunque un solo esito, la morte dei nemici.

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Tutte cose che ovviamente all’epoca attirarono diverse critiche e una bella valutazione Adults Only. Il che comportava un divieto di essere venduto fisicamente nei negozi. Gli sviluppatori furono costretti a modificare più o meno pesantemente certi elementi. Per esempio venne applicato un filtro bianco e nero alle esecuzioni cambiando inoltre inquadratura per evitare di mostrare i corpi dei nemici brutalizzati. Altre meccaniche di gioco vennero del tutto eliminate, come la possibilità di afferrare i corpi nemici mutilati per farsi scuso. Alla fine nella versione finale è possibile farsi scudo solo dei nemici ancora vivi.

Ad oggi forse fa un po’ tenerezza se si pensa al livello di violenza di alcune Fatality degli ultimi Mortal Kombat o ad alcuni Resident Evil. Ma evidentemente erano altri tempi

Per certi versi a ripensarci alla lunga era un gioco piuttosto ripetitivo, fatto di esplorazione, lotte, sparatore e sequenze di infiltrazione stealth, ma personalmente è uno dei videogiochi ispirati ad un personaggio dei fumetti a cui rimango più affezionato. E non è cosa da poco. Forse ad oggi, dopo aver giocato a titoli come i vari Arkham e lo Spider-Man della Insomniac, che hanno stabilito nuovi standard, è poca roba ma all’epoca era un vero divertimento.

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Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

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