Devilman G: Grimoire – Recensione

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Per festeggiare il quarantennale di Devilman, il capolavoro di Go Nagai, il mangaka Rui Takato, assistito dal maestro stesso, ha dato vita ad una rivisitazione interessante dal titolo Devilman G: Grimoire pubblicata in Italia nel corso del 2018 da Star Comics sulle pagine della collana Action.

Preso con non poca diffidenza, per via dell’idea un po’ bizzarra alla base e per i disegni particolari, Devilman G si è rivelato il più bell’omaggio che si potesse fare all’opera originale e a tutta la sua genesi!

Pubblicato originariamente tra il 2012 e il 2014 sulle pagine della rivista Champion Red, Devilman G unisce i temi classici di Devilman al genere majokko creando un mix davvero particolare che non tradisce lo spirito dell’opera ma anzi lo svecchia e offre un nuovo punto di vista sul rapporto tra Akira Fudo e Miki Makimura. Nessuna storia di Devilman si era mai soffermata tanto quanto Grimoire sul rapporto tra i due protagonisti, anzi Miki diventa quasi la protagonista principale di tutta la vicenda, Akira e il demone Amon vengono subito dopo.

Rui Takato ha riversato in questa serie tutto ciò che è stato Devilman in questi quarant’anni, dal manga originale all’anime classico, passando per Devil Lady a Violence Jack e persino Mao Dante. Come il miglior Go Nagai estrapola personaggi da altre serie Nagaiane, non necessariamente horror, e li inserisce in un contesto totalmente inedito, anche solo per qualche cameo.

Anche la struttura della storia ricorda da vicino quella della serie originale, iniziando facendo il verso alle serie majokko coprendole letteralmente di sangue e viscere per poi cambiare rotta nell’ultimo apocalittico volume (che vi aspettavate da una rivisitazione di Devilman?), dai risvolti tutt’altro che scontati. I disegni di Takato, dopo una difficoltà iniziale nel rapportarmici, sono riusciti a catturare perfettamente lo spirito del maestro dando vita a tantissimi mostri grotteschi. Il tutto condito con un altissimo tasso di erotismo, che a volte sfocia quasi nella pornografia.

Il risultato di tutto questo mix all’apparenza insensato è una rivisitazione moderna e fresca del classico di Go Nagai che riesce a differenziarsi per originalità dalle altre opere legate all’uomo diavolo, anche dalle stesse produzioni del maestro che ridendo e scherzando tra una variazione e l’altra a partire da Mao Dante ci ha venduto sempre lo stesso manga con i medesimi temi, basti pensare al recente Devilman Saga, che per quanto lo legga con interesse bisogna ammettere che finora non stia esattamente brillando, lo si legge essenzialmente perché si è fan di Go Nagai. Grimoire invece nel suo piccolo riesce ad offrire un nuovo punto di vista alla saga, perché essenzialmente per ammissione dello stesso Takato Grimoire è la storia di Akira, Miki e Amon, per tutti gli altri che desiderano vedere l’umanità annientarsi con le proprie mani nel loro momento peggiore… beh c’è il manga originale.

La scheda
Titolo: Devilman G: Grimoire vol.-1-5
Edizione italiana: Action #293, 295, 297, 299, 301, Star Comics, 2018
Storia e disegni: Rui Takato, storia originale Go Nagai
Formato: brossurato con sovracoperta
Prezzo: € 5,90 ciascuno

Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

5 Risposte a “Devilman G: Grimoire – Recensione”

  1. Ho acquistato solo 3 volumi, ma Grimoire non mi ha entusiasmato più di tanto. Ne avevo parlato tempo fa sul blog (all’uscita del volume 1), descrivendolo come una possibile perla… però si è rivelato “solo” un buon fumetto, nulla di speciale XD

      1. Rispondendo seriamente, ricordo bene il tuo articolo, non discuto il tuo gusto personale ma onestamente ritengo che le critiche che avevi mosso partivano da presupposti errati.

  2. Questo titolo mi manca. Io ho comprato l’edizione omnibus di devilman e devo dire che ha distanza di tanti anni è un opera fantastica. Menzione di merito anche a j-pop per l’edizione ben curata che fa riaprezzare il capolavoro del maestro

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