Aquaman (2019) – Recensione

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Siamo andati a vedere Aquaman di James Wan, ultima fatica della Warner Bros e sesto film di quel gran casino che è stato finora il DC Extended Universe che a sto giro pare abbia messo d’accordo un po’ tutti, più o meno.

Fa un po’ sorridere come i due film più riusciti del DCEU siano i più Disneyiani come impostazione narrativa (l’altro ovviamente è Wonder Woman), e fa ancor più sorridere come Aquaman, il personaggio più bistrattato e preso per il culo (immeritatamente) del mondo dei fumetti DC Comics, sia quello che sta incassando meglio dell’intero franchise, si, più di quanto fatto dai pesi massimi Batman, Superman e Wonder Woman INSIEME in Batman V Superman (le recensioni QUI e QUO)

La trama in breve

1985. Amnesty Bay. Il guardiano del faro Thomas Curry (Tamuera Morrison) trova una donna chiamata Atlanna (Nicole Kidman, già nel cinecomic Batman Forever nella parte di Chase Meridian), regina di Atlantide, in fuga da un matrimonio combinato. I due si innamorano e hanno un figlio, Arthur. Un giorno vengono attaccati da alcuni soldati atlantidei e la madre (dopo aver devastato la casa lottando…) decide di tornare ad Atlantide per salvare la vita del figlio, lasciandolo nelle mani del padre, e agli insegnamenti di Vulko (Willem Dafoe, già Green Goblin di Spider-Man). Nel presente Arthur (Jason Momoa), ormai noto come Aquaman, difende i mari da pirati e criminali, viene contattato da Mera (Amber Heard) e Vulko per chiedergli di fermare il suo fratellastro Orm (Patrick Wilson, già Nite-Owl nel film di Watchmen) che alleatosi con Re Nereus degli Xebel (Dolph Lundgren, già Frank Castle nel primo di The Punisher e più recentemente nella parte del criminale Konstantin Kovar in Arrow), padre di Mera, intende muovere guerra contro il mondo di superficie. Arthur deve quindi trovare il leggendario tridente di Atlan e reclamare il trono per salvare il mondo. Ci riuscirà?

Partiamo col dire che Aquaman è un film girato coi fiocchi, James Wan (di cui non ho visto mezzo film prima di questo) ha un senso estetico e registico che Zack Snyder levati proprio, non mere riproduzioni di quanto visto nel fumetto. Le scene d’azione sono davvero superbe e coinvolgenti, la fotografia di Don Burgees (a sto giro faccio finta di essere un po’ più tecnico) è fenomenale, alcune scene sono davvero di impatto (pensate a quando i Trench si immergono nell’oscurità, davvero fantastica), i costumi sono ottimi (e fumettosi), gli effetti speciali li ho trovati buoni (leggevo peste e corna su questo ma dopo la pessima CG di Black Panther è oro colato).

La trama, che pesca a piene mani dalle storie di Geoff Johns, qui presente tra gli sceneggiatori, è molto semplice e prevedibile nel suo svolgimento ma non priva di difetti, però nel calderone di eventi, scene cool e qualche gag (molto meno di quanto mi aspettassi, ormai nel web si è perso totalmente il senso della misura) in cui Indiana Jones, il Signore degli Anelli e persino Tron vengono miscelati, senza dimenticarsi un po’ di sano horror, tutto sommato diverte e intrattiene. Il difetto più grande della storia di Aquaman è che il protagonista non ha un vero e proprio percorso che ci fa capire come lui sia venuto davvero a patti con la sua natura ibrida, con l’accettare il suo ruolo di erede di Atlantide nonostante provi rancore verso questo popolo che lo ha privato di sua madre, tutto si svolge in modo eccessivamente semplicistico, se da una parte vediamo Mera (sua partner nell’avventura) cambiare opinione verso il popolo di superficie, dall’altra si ha più l’impressione che Arthur più che comprendere che il popolo dei mari può essere buono capisce quanto Mera sia bona, che è un po’ diverso. Così come è semplicistico il modo in cui è stato trattato Orm, al pari di Arthur che deve diventare legittimo erede perché si, lui vuole essere re e muovere guerra perché si, non c’è una vera spiegazione, non si scava a fondo nel personaggio, ed è un gran peccato, per altri villain la cosa non mi ha pesato più di tanto ma visto il legame tra i due in questo caso era dovuto.

Quindi insomma, benone ma non benissimo, Aquaman solleva inaspettatamente (e notevolmente) un franchise che dopo il semi floppone di Justice League sembrava quasi perso, e segna anche un cambio deciso di rotta, abbandonando i toni cupi e tristoni dei film precedenti (escluso WW) per accogliere a braccia aperte quel sense of wonder di cui i supereroi necessitano e di cui sentivo tanto la mancanza, ma ancora il DCEU non pare aver trovato il suo Winter Soldier, con qualche accorgimento in più nella trama e qualche sforbiciata nella durata potevano farlo per davvero. Per fortuna hanno tutto il tempo per rimediare al prossimo giro.

Pubblicato da Alberto P.

Classe 1985. Gli piace definirsi un amante del buon fumetto. Revanscista. Seguace della Chiesa Catodica. Appassionato di narrativa di genere in ogni sua forma, che sia scritta o per immagini, in movimento o meno, in particolare di fantascienza.

9 Risposte a “Aquaman (2019) – Recensione”

  1. Concordo su tutto!
    Nonostante i difetti, oltre quelli citati da te c’è il modo in cui tratta il padre di Manta, totalmente fuori personaggio ma questo non è Aquaman, è Aquamomoa, hanno tirato fuori il miglior film DCEU (in attesa di Shazam) che per me fa le scarpe alla maggior parte del MCU (anche se ne ho persi parecchi, recensioni e spoiler non mi hanno invogliato alla visione e poi ho visto trailer e clip che ormai mostrano l 90% della pellicola 😆). Se la gioca coi due GdG, per me il meglio che ha offerto la concorrenza.
    Non mi è piaciuta manco la città siciliana troppo stereotipata, sembra l’America de Il Padrino e poi, da ignorante, mi chiedo cosa ci faccia una statua di Romolo lì.

  2. Mi spiace essere in disaccordo con Emanuele sopra, ma questo film non è migliore secondo me a nessun dell’MCU, forse se la batte con Thor Ragnarok, e non è neanche il migliore dell’DCEU… niente da dire su ambientazioni e colonna sonora, ma in quanto a storia e trashate varie, proprio non ci siamo..poi ho visto che anche sto film ha diviso parecchio fra idolatranti e a chi gli ha fatto letteralmente schifo, ognuno ha la sua opinione è giusto così!

    1. Che piaccia o meno lo stile di Thor Ragnarok bisogna riconoscere che a livello di trama avevano una direzione ben precisa e l’han seguita, ha una sua coerenza interna che ahimè Aquaman non ha per i motivi di cui ho parlato.

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